Sunday, January 06, 2008

Settembre 07: Telling stories in Peru!




Miei cari compatrioti, amici, vicini e lontani!

per quanti si stiano domandando che fine io abbia fatto, da quando sono partita da Roma quel "lontano" 13 luglio scorso (rischiando per l'ennesima volta di perdere il mio aereo - correndo e sudando, un grazie di cuore a Damiano che e' stato la chiave della svolta!).

Ho fatto la dolce fine di chi ritorna a lavorare sul campo e deve riabituarsi al ritmo, ai contenuti, al clima, agli obiettivi, al cibo, insomma - alla vita reale - dopo le vacanze!
Senza considerare che in meno di due mesi ho cambiato 3 scenari allo stesso tempo
- 1. uno stop over a Cuba Habana di due giorni e mezzo super intensi con tanto di lacrime alla partenza per separarmi dalla famiglia che mi aveva ospitato ( a presto il diario di viaggio cubano);
- 2. un atterraggio tranquillo a Panama, ho rinnovato il contratto per un altro anno, pur se mi rendo conto che vivo in un porto franco dove nulla e' reale, ma tutto e' costruito per dare piacere, per fare affari, per commerciare .... un porto franco nel bel mezzo di campagne lasciate a se' stesse e dove le persone vivono con 200 dollari al mese;
- 3. un incontro con il Peru', questo paese malinconico e introspettivo.... da circa 15 giorni mi ritrovo di colpo a far i conti con la vita in Lima. Il libro di Mario Vargas Llosa (letto da poco) "Travesuras de la nina mala" mi ha preparato a questo periodo di lavoro e vita peruviano che dura 6 settimane.


Il mio adattamento alla citta' delle nebbie nel mezzo del deserto peruviano e' stato forte. Non capita tutti i giorni di passare dai 35 gradi ai 15 con tanto di raffreddore. Lima e' una citta' dura, per il clima e le dimensioni. Ha una cappa grigia costante (stile Milano) ed una estensione di quasi 10 milioni di abitanti. Per uscire da qui ci vogliono almeno 3 ore - passando per quartieri fatiscenti - qualche giorno fa siamo passati dalle periferie - baraccopoli su baraccopoli, costruite su montagnole effimere. Case costruite un mattoncino su un altro, con tetti di alluminio che uniscono un filo di indumenti stesi a un altro e chi vi abita e' senza riscaldamento (e siamo a 15 gradi con una umidita' pazzesca, parliamone!)... Non sanno cosa sia un termosifone!

E aspettano il giorno in cui il sole retorna, una attesa di timore - dicono che il cielo nuvoloso sia una maledizione degli Incas, per condannare Lima ad essere la causa della contaminazione urbana nel Peru'. Attendono il sole con timore perche' quando esce fuori dalla cappa nuvolosa e' portatore di un messaggio mistico degli Dei - generalmente e' segno di squilibri e mutamenti - l'ultima volta che e' uscito il sole e il cielo blu a Lima e' stato il 15 agosto - dopo mezz'ora la terra si e' mossa, risultato il terremoto di 9 gradi.

Raccontano che Lima abbia il piu' alto tasso di suicidi di tutto il Sud America, perche' qui - devi lavorare come un negro per vivere come un bianco- e sotto un cielo senza sole. L'altro giorno per la prima volta ho parlato con una persona che ha tentato di suicidarsi diverse volte senza suceso… era un tassista vivace, un giovanotto che aveva problemi nervosi e che sa tutto sui rimedi naturali per il cuore. Incontro toccante!

Lima e' una urbe dura ma elegante, "La ciudad de los reyes" - barocca e culturalmente vivace - dopo la Panama dei commerci, mi sorprende l'offerta culturale - mille i concerti ed iniziative. La cucina e' gourmet, ha il primato della capitale chef del Sudamerica, una cucina vicina a quella mediterranea, con base in ingredienti sani - olio, limone, pesce fresco, verdure e 100 stili diversi di patate e peperoncini.

Per la prima volta, nella mia vita, mi trovo nel bel mezzo di una social investigation - una grande sfida professionale. Per la prima volta sviluppero' una indagine esplorativa dei fattori che non permettono ai bambini ed adolescenti di accedere ai servizi sanitari e al trattamento antirretrovirale (per HIV). Non si tratta del -costant gardener effect- come opina mio fratello, ma mi sembra a volte di stare in mezzo a un film, quando ci riuniano con il personale sanitario, con gli attivisti, con le madri e i padri.
Dopo due settimane di lettura e studio dei protocolli e studi in materia, abbiamo iniziato con interviste mirate ad esperti e societa' civile, includendo famiglie e persone sieropositive. Stasera partiamo per Ucayali e poi per Chachapoyas (no, non sono nomi di cartoni animati, sono i nomi delle capitali delle regioni di Amazonas y Pucallpa - la selva frontiera con Bolivia e Brasile). Insomma, un periodino intenso ed interessante, in cui praticamente vivi per il lavoro. Mi accompagna nell'impresa una signorotta peruviana di circa 40 anni, piccolina e vivace, che e' dottora.

Allora, potrei continuare a raccontare e raccontare, la musica cumbia e pash, la pegna (alias - la milonga peruviana), il ceviche, gli occhi melanconici e solidi delle persone, l'energia delle erbe mediche delle Ande, le foglie di coca, ma mi fermo qui perche' devo lavoricchiare prima di partire per la selva.

Mi sembra di vivere diverse vite dentro della mia stessa, di questa qui ed ora!


Vi lascio con una canzone che mi ha fatto sentire il valore di -telling stories -, l'importanza di raccontare storie in questo tempo che vola e si trasforma ad ogni istante in 100 forme diverse!

http://www.radioblogclub.com/open/141563/tracy_chapman/Tracy%20Chapman%20-%20Telling%20Stories+

un abbraccio immenso dalle Ande agli Appenini - o dalle Alpi alle Ande...
Anna

1 Comments:

At 11/22/2009 4:59 PM, Anonymous Anonymous said...

quello che stavo cercando, grazie

 

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