Settembre 07: il mio primo articolo su rivista specializzata! IL DIRITTO DI NASCERE SANO!
Nel 2006 nel mondo più di 540. 000 bambini al di sotto dei 15 anni hanno contratto il virus dell’HIV. Oltre il 90% di questi bambini entrano in contatto con il virus direttamente alla nascita, per trasmissione "verticale" da parte di madri sieropositive.
Il numero di bambini che ogni anno divengono sieropositivi potrebbe essere più che dimezzato, se le donne incinta affette da HIV ricevessero un pacchetto di servizi di assistenza prenatale, tra cui i farmaci antiretrovirali che rallentano l'avvento della malattia vera e propria (AIDS). Estendere l'accesso ai servizi previsti dai programmi di prevenzione della trasmissione madre-figlio del virus rappresenta uno dei quattro pilastri (le "Quattro P") della campagna "Uniti per i bambini, uniti contro l'AIDS", inaugurata il 25 ottobre 2005 da UNICEF, UNAIDS e da altri partner con l'obiettivo finale di una generazione libera dall'HIV/AIDS. Le altre 3 P mirano a realizzare progressi nei campi della prevenzione primaria, delle cure pediatriche e della protezione dei bambini affetti dall'AIDS – e sono di vitale importanza per invertire l'impatto della malattia.
In America Latina e i Caraibi, l’obiettivo e’ fornire servizi adeguati al 100% delle donne che ne hanno bisogno. Purtroppo, attualmente meno del 30% delle donne che necessitano di tali servizi ne usufruiscono effettivamente. 22 dei 24 paesi della regione registrano una prevalenza dell’HIV intorno al 1% tra le donne incinta. Nonostante la esistente prevalenza questo dato, l’accesso ai servizi di prevenzione della trasmissione verticale continua ad essere limitato da una serie di fattori sociali, tra cui la disuguaglianza tra le donne, la scarsa educazione e la poverta’ persistente. Senza azioni preventive, quasi un terzo dei bambini nati da madri sieropositive potranno contrarre il virus. Senza cure pediatriche, un bambino su due muore prima di compiere 2 anni.
“Fornire i servizi di prevenzione della trasmissione verticale alle madri e’ la nostra priorita’ a livello regionale. Nonostante esistano interventi efficaci, ogni anno centinaia di migliaia di bambini nascono con l'HIV, e molti di essi muoiono nel corso del primo anno di vita", afferma Nils Kastberg, il Direttore generale dell'UNICEF per America Latina e i Caraibi. Accelerare la copertura dei servizi contro l'HIV/AIDS nei paesi che più ne hanno bisogno e fornire trattamenti antiretrovirali di lungo periodo per mantenere le madri sieropositive in buone condizioni di salute sono i baluardi di azione dell’UNICEF a livello regionale.
La risposta alla prevenzione della trasmissione verticale a livello regionale e’ variegata e amplia; va dall’aumentare la disponibilita’ del test dell’HIV per le donne incinta, includendo l’accesso ai servizi di consulenza psicologica per le donne sieropositive, all’ investire nella ricerca sui metodi di nutrizione alternativi all’allattamento al seno per le donne incinta sieropositive.
Una delle iniziative piu’ riuscite dell’UNICEF in questo campo e’ l’alleanza LSS – Lazos Sur Sur (Lacci Sud –Sud) - che da settembre 2004 vede impegnato in prima linea il governo brasiliano. Attraverso il Programma Nazionale di AIDS, il governo si e’ impegnato ad offrire accesso universale al trattamento antiretrovirale in Bolivia, Capo Verde, Guinea Bissau, Nicaragua, Paraguay, Sao Tome e Principe, e Timor-Leste, paesi con un minimo comune denominatore – la prevalenza dell’HIV e’ relativamente bassa e potenzialmente controllabile. L’iniziativa LSS si inspira a un modello di diritti umani, alquanto innovativo, basato sulla responsabilita’, l’autonomia e la mutua collaborazione dei governi dei paesi partecipanti.
L’iniziativa mira a raggiungere l’accesso universale alla prevenzione, al trattamento e alla cura, fondato dul diritto di ogni popolazione a sapere come proteggersi dal virus dell’HIV; conoscere il proprio stato sieropositivo; ricevere un sostegno psicologico prima e dopo il test dell’HIV; ricevere servizi di cura e trattamento per prevenire la trasmissione del virus.
Da allora, progressi significativi sono stati raggiunti soprattutto perche’ la maggiorparte dei governi si sono impegnati ad istituzionalizzare i programmi di prevenzione della trasmissione verticale all’interno dell’iter comune dei servizi dei sistemi sanitari locali.
Si registra un consistente e positivo cambiamento in piu’ di 10 su 24 paesi della regione - Ecuador, Peru, Guyana, Brasile, Cile, Argentina, El Salvador, Jamaica, Repubblica Dominicana e Cuba – dove l’80% delle donne incinta acceddono regolarmente ai servizi di prevenzione della trasmissione verticlae e accettano di farsi il test dell’HIV, rendendo cosi’ fattibile il raggiungimento dell’obiettivo del 100% entro il 2010. Nonostante le cifre danno una visione positiva della situazione corrente, forti disuguaglianze esistono nella regione, basti pensare che in Ecuador e Bolivia solo il 30% delle donne incinta usufruisce regolarmente dei servizi di prevenzione della trasmissione verticale.
Grazie a LSS, Nicaragua e Bolivia hanno istituzionalizzato un Piano Strategico Nazionale per combattere la epidemia. In particolare Nicaragua ha avviato la prima distribuzione di trattamento antiretrovirale nella regione e l’addestramento di personale del sistema sanitario. Oggi 10 su 17 regioni del paese nicaraguense offrono i servizi di prevenzione della trasmissione verticale e 50 su 153 municipi hanno disponibile il test dell’HIV con un aumento del 400 % della richiesta del test a livello nazionale. Paraguay ha ampliato in modo significativo il programma di prevenzione della trasmissione verticale in tutte le 18 regioni sanitarie passando da 4 709 a 35 000 donne incinta esposte al test dell’HIV, che implica un incremento del 300%.
In Guatemala, nella capitale, il progetto della Clinica 17 nell’Ospedale Roosevelt, finanziato dal Fondo degli USA per l’UNICEF, offre il test gratuito dell’HIV a piu’ di
11. 000 persone, e il trattamento antiretrovirale a 1. 500 pazienti e 50 bambini sieropositivi. La situazione nella Clinica 17 ha migliorato tanto che il tasso di trasmissione verticale e’ diventanto simile a quello di Toronto, in Canada.
Dei paesi leader della risposta regionale, il Brasile si avvicina piu’ di tutti all’obiettivo della Campagna – raggiungere il 100%: tra il 1996 e il 2005 i casi di trasmissione verticale sono diminuiti del 51.5 % (669 casi in 2004, 530 casi in 2005, 109 in giugno 2006). Nonostante i miglioramenti, una forte disparita’ di accesso ai servizi di prevenzione verticale continua ad esserci tra le regioni del paese: nel nord-est il 35% delle donne incinta ha ricevuto il test durante l’attenzione pre –parto, mentre nel resto del paese si registra una copertura del 63%.
La fragilita’ dei sistemi sanitari e l'insufficiente numero di operatori sanitari professionisti, di medicinali ed attrezzature adeguate rappresentano i maggiori ostacoli per la diffusione e l’ampliamento dei programmi di prevenzione della trasmissione verticale nella regione. Inoltre, le comunità locali non sono sempre coinvolte nella fase di pianificazione e realizzazione dei programmi.
A livello regionale, i fondi per la lotta all'HIV/AIDS provenienti dai paesi donatori sono aumentati considerevolmente negli ultimi anni: ciononostante, i bambini non hanno ancora ricevuto la loro giusta parte. UNICEF continua a fare advocacy affinche’ i paesi donatori possano investire di piu’ nei programmi per l'infanzia, in questo caso nella prevenzione della trasmissione madre-figlio, affinche’ ogni bambino nel futuro nascere con il diritto di essere sano, senza il rischio di contrarre il virus dell’HIV. BOX – Come la comunicazione puo’ ridurre il rischio di trasmissione verticale: il caso di Ecuador
L’ 0.3% delle donne ecuatoriane e’ sieropositivo e 1.000 bambini sono soggetti al rischio di contrarre il virus attraverso la trasmissione verticale. Durante il secondo semestre del 2006, l’agenzia di pubblicita’ Norlop JWT, insieme all’UNICEF e al Ministro di Salute, hanno sviluppato la campagna di comunicazione pubblica per diffondere in tutto il paese la coscienza di prevenire la trasmissione verticale ed incoraggiare il pubblico ad effettuare il test dell’HIV in modo volontario e confidenziale. Uno spot innovativo per la radio e televisione ha marcato il segno: mostra a un padre che, mentre bacia la pancia di sua moglie incinta, e’ incoraggiato dal suo bebe’ dentro la pancia a sostenere la donna a farsi il test dell’HIV. L’iniziativa ha fortemente sensibilizzato la popolazione facendo duplicare il numero dei test dell’HIV eseguiti dalle donne incinta: da 7.132 nella prima meta’ dell’anno 2006 e’ arrivato a 12.656 nella seconda meta’. Cio’ dimosta che piu’ del 50% delle donne incinta ecuatoriane ha voluto sapere di piu’ sul loro stato di salute. Si stima che in Ecuador 170 donne incinta sono sieropositive e che 148 di loro ricevono il trattamento antiretrovirale, riducendo cosi’ il numero di bambini ecuatoriani che sarebbe potuti nascere sieropositivi. Il caso dell’ Ecuador ci dimostra come la alleanza con il settore privato e i mezzi di comunicaizone sia una componente essenziale per una prevenzione primaria effettiva.
Anna Berardi,
Assistant Programme Officer – HIV/AIDSUNICEF TACRO (The Americas and Caribbean Regional Office)

1 Comments:
anna ti devo parlare..non mi conosci ma io si... ti prego se leggi questo commento scrivi una mail a marcyramblid@hotmail.com
è importante.. non so come contattarti in altro modo..
ti ringrazio ..
marcello
Post a Comment
<< Home