Sunday, January 06, 2008

13 Nov O6: Compleanno e Rincontro con il mio Honduras!

Il rincontro con Honduras, con le verdi colline, la gente conosciuta, i colleghi, la citta' mi ha investito di ricordi ritrovati e carica emozionale, sento di aver lasciato delle impronte qui ... quasi che questo viaggio sia stato un effetto boomerang del –sangue versato- qui nel campo...

La missione aveva come scopo quello di fare una diagnosi della situazione nazionale delle comunita' nere-afrodiscendenti e delle donne rispetto all'epidemia dell'HIV/AIDS, identificare i punti di debolezza e quelli di forza, su cui fare leva per ridurre la propagazione del virus e rafforzare la leadership delle comunita'.
La responsabile del lavoro e' Epsy Campbell, donna di colore nero, Leader e Coordinatrice del Parlamento Nero delle Americhe. Prima di mettersi in politica, Epsy ha suonato il sax per 10 anni. Tutto cio' che fa lo investe di passione e intensita' e allegria, e i suoi discorsi pubblici mi fanno venire sempre la pelle d'oca perche' hanno una visione olistica, spirituale e vibrante di ogni contenuto. Nella serata di festeggiamento nella Scuola dei Diritti umani dei Leaders Afrodiscendenti, Epsy ricordava gli ancestri, i passi compiuti dagli stessi ancestri e la necessita' di ricordarli con allegria. Perche' la morte e' per la razza di colore nero motivo di festaggiamento, proprio perche' e' strettamente legata alla vita.

I prmi 3 giorni della missione sono passati intensamente perche' ogni mattina sveglia alle 6 per percorrere per 3 o 4 ore una strada non pavimentata, tra fiumiciattoli e montagnole, fino alle comunita' di Ciriboya, Cusuna e La Playa, prima di arrivare a Iriona e Battala, la porta della Mosquitia, che e' la foresta pluviale dell'Honduras, da tutti paragonata all'Africa del Centro America.
Le comunita' visitate hanno + o meno 6000 abitanti, senza accesso alla luce, all'acqua potabile, a servizi sanitari pubblici, Da qualche mese hanno costruito la prima scuola, vicino a un albero immenso. Prima le classi si svolgevano al fresco sotto a questo albero.

Le riunioni con le comunita' si sono svolte all'aperto in campagna, alla presenza del sindaco, i maestri scolastici e direttore della scuola. La gente ha un certo sguardo stanco ma curioso, gli occhi sono pieni di interrogativi e immaginazione. Il tema della riunione e' esplorare il tema dell'AIDS nella loro societa', visto che i livelli di incidenza del virus sono alti nelle comunita' afrodiscendenti e c'e' il detto che fra 20 anni i neri scompariranno dalla terra per questo.
Dal dialogo, domande, risposte, si notava la presenza di tante necessita' elementari che andavano oltre il bisogno di prevenzione dal virus. MI rendo conto che c'e' un divario enorme tra le politiche di sviluppo delle organizzazioni int. E istituzioni e il reale stato dell'arte della gente che vive in tali condizioni. E Tra i due il ponte è difficile da costruire per vari motivi: culturale- gli afrodiscendenti sono attori nati, si comportano in modo diverso da noi e hanno altri codici; comunicativo- i messaggi di informazione arrivano da troppe fonti e si perdono nel cammino, fino ad essere recepiti in mal modo; pratico- le necessita' elementari sono troppe; politico- i leaders politici non sono interessati.
Abbiamo assistito alla Graduacion/ Diplomatura dei Leaders Afrodiscendenti della scuola dei Diritti umani, con tanto di balli e cerimonia, in cui piu' volte Martin luther King e Nelson Mandela sono stati nominati e ricordati con fervore.

I giorni a Tegu sono stati piu' ufficiali, con riunioni con altri 3 diputati del Parlamento hondureno, il rappresentante di UNICEF; la moglie del presidente, e alcune ONG. Mi son trovata insomma in mezzo a pezzi grossi, ma ho imparato a rimanere me stessa e a non farmi prendere dall'-ansia da prestazione-, dal complesso di inferiorita' dovuto al fatto che sono comunque sempre la piu' giovanicella del gruppo.

E- stato stupendo anche incontrare le amiche della ONG Libre Expresion: ricordare i bambini, Perez, Marisela y Tania... rivedere le foto risultanti dal progetto da me creato ... riconoscere la forza di Wendy, una ragazza di 20 anni honduregna che adesso e- la coordinatrice della ONG
Per strada mi ferma una donna, mi chiama dall'altro lato della strada, io non la riconosco... e' la donna di pulizie dell'ufficio che e diventato il doppio e che mi saluta con affetto e sorrisi...

Non e' cambiato nulla a Tegu, stesso caos, stessa polvere, stesso cielo, stesse luci notturne che la trasformano nella principessa della notte... quando l'aereo sorvolava le montagnole verdi dell'Honduras, il cuore si e' riempito di emozione... come se il vissuto del passato avesse fatto un tuffo nel presente e con gioia davanti ai miei occhi son passati vari fotogrammi, la mia casa con il balcone sulla valle, il parco dove andavo a correre, la donne che vendeva i fiori all'angolo, le serate con Mijke a parlare della vita sul balcone, le prime sfide al lavoro, l'evento musicale nella piazza, etc...

Poi una volta arrivata ero impaziente di camminare per le strade di sentire, vedere cosa era cambiato, sentirmi in un certo senso di nuovo padrona di quel posto, dimostrare a me stessa che era come se mai me ne fossi andata da li'.... Ma l'ambiente mi ha sorpreso: nulla e' cambiato, e l'Honduras continuera' ad essere una terra dimenticata da Dio, e dal flusso della globalizzazione e del capitalismo travolgente, che pure qui arriva ma si esprime in termini molto puntuali. Ritornare in Honduras mi ha in un certo senso fatto comprendere che la cooperazione puo' veramente fare molto poco per lo sviluppo di un paese, soprattutto se si sostituisce al ruolo dello Stato che dovrebbe assumere la responbialita' pubblica di garantire al suo popolo i benessere e lo sviluppo.

HO rivisto gente al lavoro, la maggiorparte mi e' sembrata invecchiata, un po rassegnata, un po demoralizzata... come pietrificata nei loro uffici... che strana sensazione!

In certo senso questa visita a Honduras mi ha regalato da un lato amarezza, e dall'altro coscienza del tempo :
- amarezza, amaro in bocca per un paese che resta in un certo senso cristallizzato nei meccanismi della cooperaiozne, del via vai dell ONG che succhiano fondi ai grandi donanti, fanno un workshop e lasciano la gente quasi come prima; amarezza per la rassegnazione che traspira dalla pelle di questa terra;
- coscienza del tempo e relativismo, come decidiamo vivere... Ho passato un anno e mezzo in Honduras, e dopo mezz'ora che ero a Tegucigalpa e che giravo in cerca di segnali che mi facessero sentire a casa, mi son domandata: come caspita ho fatto a vivere li' per tanto tempo???

La risposta e' che ogni posto e' cio' che vivi dentro... per cui anche un luogo senza stimoli, fondamentalmente piatto e monotono diventa vibrante e colorato se tu lo vivi intensamente e regali entusiamo e passione a cio' che fai. Per cui in fondo l'Honduras mi ha prorpio regalato questa visione relativa. Realista, ottimista della vita... un amico cooperante dell'Honduras diceva: Tegucigalpa e' come uno specchio, e' come sei tu dentro!....

e vi abbraccio ad uno ad uno

Anna

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